IMPLANTOLOGIA DENTALE: COME SI DECIDE SE UN IMPIANTO E’ INDICATO



Autore: Redazione medico-scientifica Smile Now  |  Revisore medico: Dott. Paolo Ciancio, Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale

implantologia come si decide se un impianto è indicato

Un impianto dentale può essere una buona scelta quando permette di sostituire uno o più denti mancanti e i benefici attesi superano i rischi. La decisione non dipende da una sola radiografia o soltanto dalla quantità di osso: servono una valutazione completa, il progetto dei denti futuri, il controllo della salute generale e un programma di igiene e controlli nel tempo.

RISPOSTA IN BREVE

La domanda corretta non è soltanto “Posso mettere un impianto?”, ma “Quale soluzione è adatta al mio problema e cosa dovrò fare per mantenerla nel tempo?”. In alcuni casi l’impianto è indicato subito; in altri è opportuno ridurre prima alcuni rischi, curare denti o gengive, modificare il piano oppure scegliere un’alternativa.

I punti essenziali

  • Un impianto è una radice artificiale che sostiene una corona, un ponte o una protesi; non è di per sé il “dente completo”.
  • Prima di estrarre un dente va verificato se conservarlo sia ancora una scelta ragionevole: impianto e dente naturale non sono alternative automaticamente equivalenti.
  • Età, diabete, fumo, parodontite, osteoporosi, farmaci e poco osso non danno da soli una risposta positiva o negativa: cambiano i rischi e gli esami necessari.
  • La TAC Cone Beam (CBCT) può essere utile in implantologia, ma ogni esame radiologico deve essere realmente necessario e svolto con la minore esposizione utile; non va prescritto automaticamente a chiunque.[1,2]
  • Collegare una protesi fissa agli impianti in tempi brevi è possibile solo in condizioni precise; non è una promessa valida per tutti.[16]
  • L’igiene a casa e i controlli professionali fanno parte del trattamento fin dalla pianificazione, non sono un’aggiunta facoltativa dopo l’intervento.[5-7]

Che cos’è davvero l’implantologia dentale

L’implantologia comprende la valutazione, l’intervento e la realizzazione dei denti artificiali necessari per sostituire uno o più denti mancanti. Nella soluzione più comune ci sono tre parti: l’impianto inserito nell’osso; il collegamento; la parte visibile, che può essere una corona, un ponte o una protesi più estesa.

L’obiettivo non è semplicemente “inserire una vite”. Il risultato deve essere valutato considerando la salute dei tessuti, la funzione, la qualità della protesi, l’estetica e la qualità di vita. Per questo i risultati descritti dal paziente, come comfort, capacità di masticare e soddisfazione, dovrebbero affiancare i dati clinici quando si parla di successo.[14]

A differenza di un dente naturale, un impianto non ha il tessuto elastico che collega la radice all’osso e può sviluppare problemi dei tessuti o delle componenti protesiche. La peri-implantite, per esempio, è un’infiammazione dei tessuti attorno all’impianto, associata alla placca, che comporta una progressiva perdita dell’osso di sostegno.[5] Dire che un impianto è ben integrato nell’osso non significa quindi che sia garantito per tutta la vita o che non richieda controlli.

Prima decisione: il dente deve davvero essere sostituito?

Il primo passaggio non è scegliere il tipo di impianto, ma definire il problema. Se il dente è già assente, occorre capire quali conseguenze funzionali ed estetiche abbia la mancanza e quali opzioni siano realistiche. Se il dente è ancora presente ma compromesso, va prima valutata la possibilità di conservarlo con terapie appropriate.

Una revisione che ha riunito più studi su denti compromessi dalla parodontite, cioè la malattia dei tessuti che sostengono i denti, ha rilevato che sia la conservazione, quando possibile e accompagnata da igiene e controlli rigorosi, sia l’estrazione seguita da impianto possono mostrare buoni risultati nel tempo. Gli studi erano però troppo diversi tra loro per un confronto definitivo.[15] Il dato utile per il paziente è semplice: l’impianto è una soluzione per sostituire denti mancanti o non recuperabili, non un motivo per estrarre prematuramente un dente che può essere trattato in modo ragionevole.

ALTERNATIVE DA DISCUTERE

A seconda del caso, le alternative possono includere la conservazione del dente, un ponte su denti naturali, una protesi mobile, una soluzione su impianti fissa o mobile, oppure il controllo nel tempo senza un trattamento immediato. Ogni opzione ha benefici, limiti, effetti diversi sui denti e sui tessuti, oltre a differenti necessità di igiene e controllo.

Le 6 decisioni prima di inserire un impianto

Una valutazione completa prima di un impianto comprende sei decisioni collegate. L’ordine è importante: scegliere subito la tecnica, prima di aver chiarito obiettivo, rischi e tipo di protesi, può portare a una cura possibile da eseguire ma non necessariamente adatta a quella persona.

1. Quale problema deve risolvere la cura?

Il medico raccoglie il motivo della visita, i disturbi, le aspettative e le priorità del paziente. Sostituire un singolo dente anteriore, stabilizzare una protesi mobile e sostituire tutti i denti dell’arcata superiore o inferiore sono problemi diversi. Cambiano il numero e la posizione degli impianti, la protesi, i tempi, l’impegno richiesto per l’igiene e il livello di rischio.

Anche il risultato desiderato deve essere realistico. Funzione, pronuncia, estetica, facilità di pulizia, possibilità di riparazione e impegno richiesto nel tempo vanno discussi prima dell’intervento.

2. Le tue condizioni di salute permettono di affrontare l’intervento?

Prima dell’intervento il medico raccoglie informazioni su malattie, interventi precedenti, allergie, fumo, consumo di alcol, terapie e farmaci assunti anche saltuariamente. Non basta chiedere se il paziente “sta bene”: alcune condizioni sono stabili, altre richiedono esami, un confronto con il medico curante o lo specialista, oppure il rinvio dell’intervento finché il rischio non è meglio controllato.

Richiedono particolare attenzione, tra gli altri, il controllo del diabete, i farmaci per l’osteoporosi o alcune malattie oncologiche, le terapie che riducono le difese immunitarie, precedenti cure oncologiche nella zona di testa e collo, problemi di sanguinamento e farmaci che modificano la coagulazione o la guarigione. Il paziente non deve sospendere o modificare autonomamente alcuna terapia: le decisioni sui farmaci vanno coordinate con chi li ha prescritti.

3. Denti e gengive sono pronti per l’impianto?

Prima di pianificare l’impianto si valutano denti, gengive e altri tessuti della bocca, igiene orale, eventuali infezioni, carie, parodontite, modo in cui i denti entrano in contatto e spazio disponibile. Una storia di parodontite è associata a un rischio maggiore di problemi agli impianti e peri-implantite; la solidità degli studi non è alta e un rischio maggiore non significa che la complicanza sia inevitabile.[10] Tuttavia, la parodontite deve essere diagnosticata, trattata e stabilizzata, e il programma di igiene e controlli nel tempo deve essere realistico.

La possibilità di pulire bene la futura protesi è parte del progetto. Una protesi difficile da detergere o un accesso limitato all’igiene può aumentare il rischio di problemi nel tempo. Le linee guida della Federazione Europea di Parodontologia (EFP) indicano che la prevenzione delle malattie dei tessuti attorno agli impianti dovrebbe cominciare già durante la pianificazione e continuare con controlli periodici dopo il collegamento della protesi.[6]

4. C’è abbastanza osso e le strutture vicine permettono l’intervento?

La quantità di osso è solo una parte della valutazione. Contano anche la forma dell’osso nel punto da trattare, la qualità della gengiva e degli altri tessuti, la posizione dei nervi e delle cavità presenti nelle ossa sopra i denti superiori, lo spazio tra le radici, l’apertura della bocca e la posizione dei denti futuri. La valutazione nasce dalla visita e dagli esami radiografici realmente necessari.

Le linee guida dell’European Association for Osseointegration ricordano che gli esami radiologici sono essenziali per scegliere e pianificare la cura, ma ogni esposizione alle radiazioni deve essere realmente necessaria e ridotta al minimo utile.[1] La TAC Cone Beam (CBCT) offre immagini tridimensionali utili in molte situazioni, ma dose e qualità variano tra macchine e impostazioni; la scelta dipende dalla domanda clinica e dal singolo paziente.[2] In pratica, non è corretto dire né che la CBCT serva sempre, né che una radiografia panoramica sia sufficiente in ogni caso.

5. Dove devono trovarsi i denti futuri?

Prima si progettano forma, ingombro, funzione e facilità di pulizia dei denti futuri; poi si decide dove posizionare gli impianti perché possano sostenerli correttamente. In altre parole, prima si progetta il risultato e poi l’intervento.

Scanner intraorale, fotografie, modelli e software possono aiutare, ma non sostituiscono il giudizio clinico. Chirurgia guidata e sistemi di navigazione chirurgica aiutano a trasferire il progetto nella bocca: non rendono automatico l’intervento e non eliminano i margini di errore, le differenze anatomiche o la necessità di controlli durante l’intervento.

6. Quali tempi, denti provvisori e controlli sono adatti al caso?

Il piano deve distinguere estrazioni, eventuale preparazione di osso e gengive, inserimento degli impianti, guarigione, protesi provvisoria e protesi definitiva. In alcuni casi più fasi possono essere unite; in altri è più prudente separarle. Per “carico” si intende quando e come la protesi viene collegata agli impianti e inizia a essere utilizzata. La stabilità iniziale dell’impianto nell’osso, il tipo di protesi, il modo in cui i denti entrano in contatto, la qualità di osso e tessuti e il rischio individuale contribuiscono alla scelta dei tempi.

Una revisione che ha riunito più studi su arcate senza denti ha trovato, in casi selezionati, risultati simili tra protesi collegate subito, dopo un breve periodo o dopo la guarigione convenzionale; gli autori sottolineano però le molte differenze tra pazienti, protesi e protocolli e la necessità di selezionare attentamente i casi.[16] Per questo “denti fissi in 24 ore” descrive una possibilità, non un risultato garantito né una soluzione adatta a tutti.

UN CONTRIBUTO SCIENTIFICO DEL DOTT. PAOLO CIANCIO

Paolo Ciancio è coautore di uno studio clinico pubblicato nel 2010 sul collegamento immediato di una protesi fissa per un’intera arcata in mandibole con poco osso (24 pazienti; controllo medio nel tempo di 30,1 mesi; PMID 20305862).[17] È uno studio clinico che ha osservato i risultati in un gruppo di pazienti, non una linea guida, e non prova che lo stesso protocollo sia adatto a ogni persona.

Cosa succede durante una valutazione implantologica

  1. Colloquio sulla salute e sulle esigenze. Si chiariscono problema, aspettative, condizioni generali, terapie, abitudini e precedenti esperienze odontoiatriche.
  2. Visita. Si valutano denti, tessuti che li sostengono, gengive e altri tessuti della bocca, modo in cui i denti chiudono, funzione, spazio per la futura protesi, igiene e segni di infezione o infiammazione.
  3. Esami e documentazione. In base al caso possono essere indicati fotografie, scansioni o impronte, piccole radiografie dei singoli denti, radiografia panoramica e, quando realmente necessaria, TAC Cone Beam (CBCT).
  4. Progetto dei denti futuri. Si definisce cosa dovrà sostenere l’impianto, come sarà pulito, quali forze riceverà e quale risultato è realisticamente raggiungibile.
  5. Valutazione dei rischi e delle alternative. Si discutono benefici, incertezze, complicanze possibili, opzioni non implantari e conseguenze del non trattamento.
  6. Piano e controlli. Si stabiliscono sequenza, tempi, protesi provvisoria, controlli e programma personalizzato di igiene nel tempo.

Non tutti questi passaggi devono necessariamente concludersi nello stesso appuntamento. Nei casi complessi può essere utile acquisire documentazione, confrontarsi con altri professionisti e presentare il piano in un secondo momento. Una decisione più lenta ma comprensibile può essere clinicamente migliore di una risposta immediata e standardizzata.

Fattori frequenti: cosa cambiano davvero

Età e fragilità

L’età anagrafica da sola non è un motivo automatico per escludere l’impianto. Una revisione che ha riunito i risultati di più studi su pazienti di almeno 65 anni ha riportato risultati prevedibili e ha concluso che l’età, da sola, non dovrebbe limitare la terapia implantare.[13] Nella pratica contano autonomia, fragilità, malattie, farmaci, capacità di igiene, possibilità di adattamento e semplicità futura della protesi.

Fumo

Il fumo è un importante segnale di rischio. Una revisione del 2024, che ha riunito più studi basati sull’osservazione dei pazienti, ha trovato un’associazione tra fumo e maggiore rischio di fallimento implantare precoce.[8] Questo dato descrive una media tra gruppi e non permette di prevedere il risultato del singolo paziente, perché quantità fumata, punto trattato, altre malattie e caratteristiche degli studi differiscono. È però corretto discutere la possibilità di smettere o ridurre, il rischio che rimane e le possibili modifiche del piano.

Diabete

Il diabete non esclude automaticamente gli impianti. Le revisioni mostrano risultati non del tutto uniformi: uno studio del 2022 che ha riunito più ricerche ha osservato una maggiore probabilità di fallimento e una maggiore perdita di osso attorno agli impianti nei pazienti con diabete rispetto ai non diabetici.[9] Gli studi sulla prevenzione suggeriscono risultati migliori quando il diabete è ben controllato, ma presentano ancora limiti nel modo in cui sono stati condotti.[7] La decisione deve considerare tipo di diabete, controllo nel tempo, complicanze, igiene e coordinamento con il medico.

Parodontite

Una storia di parodontite non rende inevitabile il fallimento, ma richiede diagnosi, trattamento, igiene e controlli più rigorosi. Una revisione del 2024, basata su studi che hanno seguito i pazienti nel tempo, ha trovato un’associazione con fallimento, peri-implantite e maggiore perdita di osso; la solidità delle prove era bassa.[10] Questo mostra come una condizione possa aumentare il rischio senza essere un motivo automatico per escludere l’impianto.

Osteoporosi, bifosfonati e denosumab

La diagnosi di osteoporosi e la terapia farmacologica devono essere valutate separatamente. Il rischio varia molto in base al motivo della cura, alla dose, al modo in cui il farmaco viene somministrato, alla durata e alle altre condizioni di salute. Un documento di riferimento dell’American Association of Oral and Maxillofacial Surgeons (AAOMS) descrive le strategie per i pazienti a rischio di osteonecrosi dei mascellari, una rara complicanza che interessa l’osso della bocca e può essere collegata ad alcuni farmaci.[11] Un documento di consenso del 2025 sui pazienti con osteoporosi trattati con farmaci che riducono il naturale ricambio dell’osso ha formulato una raccomandazione debole, basata su studi molto incerti: la terapia non deve necessariamente essere sospesa prima di un impianto.[12] Questo non vale automaticamente per le terapie oncologiche ad alte dosi e non autorizza mai il paziente a interrompere da solo il farmaco.

Poco osso

Avere poco osso non significa automaticamente che l’implantologia sia impossibile, né che la ricostruzione dell’osso sia sempre necessaria. Il piano può includere tecniche per aumentare o ricostruire l’osso, impianti di dimensioni o inclinazioni differenti, una protesi diversa oppure una soluzione senza impianti. La scelta dipende dall’insieme di strutture della bocca, protesi, rischi e preferenze, non dalla sola misura in millimetri.

Quanto è prevedibile un impianto? Sopravvivenza non significa garanzia

Gli impianti contemporanei possono rimanere in funzione a lungo, ma i dati medi non descrivono il destino del singolo impianto. Una revisione del 2019 ha stimato che a 10 anni fosse ancora presente il 96,4% degli impianti; un calcolo più prudente, che considerava anche i pazienti non più tornati ai controlli, riduceva la stima al 93,2%.[3] La differenza mostra quanto il modo di analizzare i dati possa modificare il messaggio.

Una revisione del 2024, che ha riunito più studi con controlli fino a 20 anni, ha trovato stime inferiori e ha evidenziato pochi studi disponibili, pazienti non più tornati ai controlli e cause di fallimento spesso combinate.[4] Inoltre, “sopravvivenza” può significare soltanto che l’impianto è ancora presente, non necessariamente che sia privo di infiammazione, perdita di osso, problemi estetici o riparazioni della protesi.

COSA DEVE SAPERE IL PAZIENTE PRIMA DI DECIDERE

Non è scientificamente corretto promettere una “garanzia a vita” biologica. È corretto spiegare probabilità, fattori di rischio, possibili complicanze, igiene e controlli necessari e cosa verrà fatto se si presenta un problema. Eventuali garanzie commerciali su componenti o lavorazioni devono restare separate dalla previsione clinica del risultato.

Quali risposte può dare la valutazione

  • Impianto indicato ora: diagnosi, condizioni generali, punto da trattare e progetto dei denti futuri sono compatibili con la cura proposta.
  • Impianto potenzialmente indicato dopo una preparazione: prima servono controllo di infiammazione o infezioni, miglioramento dell’igiene, migliore controllo delle condizioni di salute, cura o preparazione di osso e gengive o altri passaggi.
  • Impianto non preferibile rispetto a un’alternativa: il rapporto benefici-rischi, la possibilità di conservare un dente, l’igiene o la protesi rendono più ragionevole un’altra soluzione.
  • Decisione rinviata: mancano informazioni, è necessario un confronto con altri curanti oppure le condizioni non consentono ancora una scelta responsabile.

Limiti delle evidenze disponibili

Molte domande implantologiche non possono essere risolte con un singolo studio. Le revisioni includono impianti, protesi, pazienti, operatori e metodi di cura diversi; alcuni risultati provengono da studi basati sull’osservazione. Questi studi possono mostrare che due elementi compaiono insieme, ma non dimostrano che uno causi direttamente l’altro. Inoltre, le definizioni di successo e complicanza non sono sempre uniformi e i pazienti che non tornano ai controlli possono rendere le stime troppo ottimistiche.[3,4]

Le percentuali pubblicate non permettono di prevedere con certezza il risultato del singolo paziente. Gli studi scientifici aiutano a scegliere, l’esperienza clinica aiuta ad applicare le conoscenze al caso concreto e le preferenze del paziente contribuiscono alla decisione condivisa. Questi tre livelli devono restare riconoscibili e non essere confusi.

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Domande frequenti sull'implantologia

Tutti possono mettere un impianto dentale?

No. La possibilità dipende dalla diagnosi, dalla salute, dalle strutture della bocca, dal progetto dei denti futuri, dai rischi e dalla possibilità di eseguire una buona igiene e presentarsi ai controlli. Talvolta serve una fase preparatoria; in altri casi è preferibile un’alternativa.

Serve sempre la TAC Cone Beam prima di un impianto?

No. Ogni esame radiologico deve servire a chiarire una domanda precisa ed essere realmente necessario. La TAC Cone Beam (CBCT) è utile in molte situazioni, ma non va prescritta automaticamente.[1,2]

Se ho poco osso devo rinunciare agli impianti?

Non necessariamente. Si valutano osso, gengive, strutture vicine e progetto dei denti futuri; le opzioni comprendono la ricostruzione dell’osso, soluzioni implantari o protesiche diverse e alternative senza impianti.

Con il diabete si possono mettere impianti?

Spesso può essere possibile, ma contano controllo del diabete, complicanze, igiene e altri rischi. Gli studi segnalano alcuni rischi maggiori, non una risposta uguale per tutti.[7,9]

Osteoporosi o bifosfonati vietano l’implantologia?

Non automaticamente. Farmaco, dose, via, durata e motivo della terapia modificano il rischio. Non sospendere bifosfonati, denosumab o altri farmaci senza il medico prescrittore: la decisione è individuale e, quando serve, condivisa con lo specialista.[11,12]

Il fumo fa fallire sicuramente un impianto?

No: “sicuramente” sarebbe scorretto. Negli studi il fumo è però associato a un rischio maggiore di fallimento precoce e va considerato nella valutazione del rischio e nella scelta del piano.[8]

Sono troppo anziano per un impianto?

L’età da sola non decide. Nei pazienti anziani contano fragilità, condizioni mediche, farmaci, autonomia, igiene e semplicità della protesi.[13]

Posso avere denti fissi in 24 ore?

In alcuni casi è possibile collegare una protesi provvisoria agli impianti in tempi brevi, ma servono precise condizioni di salute, osso e stabilità. Non va promesso prima della valutazione.[16]

Quanto dura un impianto dentale?

Non esiste una durata garantita. Le medie a 10 anni sono elevate, ma non equivalgono ad assenza di complicanze. Igiene, controlli, salute dei tessuti e gestione dei rischi restano essenziali.[3-7]

Cosa devo portare alla prima visita?

Porta l’elenco aggiornato dei farmaci con le dosi, informazioni su malattie, medici curanti e allergie, oltre agli esami odontoiatrici recenti già disponibili. Non eseguire una TAC Cone Beam di tua iniziativa.

Conclusione

Decidere se un impianto è indicato significa unire ciò che dicono gli studi scientifici, la visita, gli esami, il progetto dei denti futuri e le preferenze del paziente. L’obiettivo non è trovare la tecnica più rapida o più pubblicizzata, ma la soluzione con il miglior equilibrio possibile tra funzione, salute, possibilità di mantenere il risultato nel tempo e rischio nel caso concreto.
Vuoi capire se l’implantologia è indicata nel tuo caso?
La valutazione chiarisce quali opzioni sono realistiche, quali rischi possono essere ridotti e quali cure di igiene e controlli saranno necessari. Porta l’elenco dei farmaci e gli esami già disponibili: non eseguire una TAC Cone Beam senza prescrizione.

Bibliografia scientifica

Fonti selezionate privilegiando linee guida, documenti di consenso, revisioni sistematiche e metanalisi. I collegamenti a PubMed e DOI consentono di verificare direttamente i riferimenti.

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