Autore: Redazione medico-scientifica Smile Now | Revisore medico: Dott. Paolo Ciancio, Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale | Ultima revisione: 11/09/2026
La rigenerazione ossea dentale può creare o conservare il volume di osso necessario per posizionare un impianto nella sede più adatta alla futura protesi. Non è però un passaggio obbligatorio per chiunque abbia poco osso e non esiste un’unica tecnica valida per tutti. La scelta dipende da dove e quanto osso manca, dalla forma della zona, dalla salute del paziente e dal risultato protesico che si vuole ottenere.
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RISPOSTA IN BREVE La rigenerazione può servire quando l’osso presente non permette di inserire l’impianto in una posizione stabile, sicura e utile per il dente futuro. Può essere eseguita insieme all’impianto oppure prima, in una fase separata. Membrane, materiali da innesto, osso del paziente, griglie o blocchi sono strumenti diversi: si scelgono in base al difetto, non in base a una formula standard. La guarigione richiede in genere alcuni mesi; nei casi più complessi il percorso può essere più lungo.[1-5] |
I punti essenziali
- La rigenerazione non serve perché l’impianto deve essere più lungo: serve, quando indicata, a creare un supporto osseo coerente con la posizione del futuro dente.
- Un difetto in larghezza è diverso da un difetto in altezza; ricostruire altezza è in genere più complesso e presenta più complicanze.[4,5]
- La rigenerazione ossea guidata, detta GBR, protegge con una membrana lo spazio nel quale deve formarsi il nuovo osso.[2,3]
- L’impianto può essere inserito nello stesso intervento solo se l’osso residuo permette di ottenere una stabilità iniziale adeguata e di proteggere la zona rigenerata.[3,7]
- I tempi non sono uguali per tutti e non possono essere stabiliti con precisione prima di visita, immagini e piano protesico.
- Apertura della ferita, esposizione della membrana, infezione e perdita parziale del volume ottenuto sono complicanze possibili, non eventi da nascondere.[8,12]
- In alcuni casi un impianto corto o un progetto protesico diverso può evitare una ricostruzione più invasiva.[5,11]
Che cos’è la rigenerazione ossea dentale
L’osso che sostiene i denti viene chiamato osso alveolare. Dopo un’estrazione può ridursi, soprattutto nei primi mesi, anche se la quantità di cambiamento varia da persona a persona. Parodontite, infezioni, traumi, precedenti interventi e caratteristiche anatomiche possono contribuire alla perdita di volume. Le procedure eseguite al momento dell’estrazione possono limitare questa riduzione, ma non la eliminano sempre e non garantiscono che in futuro non serva altro trattamento.[10]
La rigenerazione ossea comprende interventi diversi che hanno un obiettivo comune: ottenere un volume di osso adatto al progetto implantare. Non significa riempire un vuoto in modo generico. Il chirurgo deve creare e mantenere uno spazio stabile, favorire l’arrivo di sangue e cellule dall’osso circostante, proteggere la ferita e permettere ai tessuti di guarire senza pressione eccessiva.
PAROLA DIFFICILE, SPIEGATA SEMPLICE GBR è l’abbreviazione inglese di Guided Bone Regeneration, cioè rigenerazione ossea guidata. Una membrana separa la gengiva dalla zona da rigenerare e protegge lo spazio nel quale l’osso può formarsi. Spesso sotto la membrana viene posizionato un materiale che mantiene il volume e guida la guarigione.[2,3] |
Quando può servire prima o durante un impianto
La domanda corretta non è soltanto «c’è abbastanza osso?», ma «c’è osso nella posizione necessaria per sostenere un dente che funzioni, sia pulibile e rispetti le strutture vicine?». Un impianto inserito dove capita di trovare osso può rendere la protesi difficile da costruire, da pulire o da mantenere nel tempo.
La rigenerazione può essere presa in considerazione quando la cresta ossea è troppo sottile, quando manca altezza, quando una parte dell’impianto resterebbe senza un adeguato rivestimento osseo oppure quando il profilo dei tessuti non è compatibile con il risultato previsto. Può anche essere utilizzata in alcune situazioni al momento dell’estrazione per cercare di limitare la perdita di volume.[1,3,4,10]
Non ogni difetto richiede una ricostruzione. Se l’osso residuo consente una posizione implantare corretta, si può non averne bisogno. Nei settori posteriori, in pazienti selezionati, gli impianti corti possono essere un’alternativa a impianti più lunghi associati ad aumento osseo. Le revisioni mostrano risultati favorevoli, ma la scelta dipende anche da qualità dell’osso, forze della masticazione, spazio protesico e possibilità di manutenzione.[5,11]
Come si capisce quale difetto è presente
La valutazione parte dalla storia di salute, dai farmaci, dal fumo, dall’igiene orale e dalle precedenti cure. Durante la visita si controllano denti, gengive, quantità e qualità dei tessuti molli, rapporti tra le arcate e spazio per la protesi. Le immagini devono poi rispondere a una domanda precisa. Nei casi complessi una TAC Cone Beam può mostrare in tre dimensioni larghezza, altezza e rapporti con seno mascellare, nervi e altre strutture anatomiche.
Il difetto può essere soprattutto orizzontale, cioè l’osso è troppo sottile; verticale, cioè manca altezza; oppure combinato. La ricostruzione verticale tende a essere più impegnativa perché lo spazio da mantenere è meno protetto dai tessuti circostanti. Una metanalisi ha confermato che diverse tecniche possono ottenere aumento verticale, ma ha anche rilevato una frequenza non trascurabile di complicanze e importanti differenze tra procedure.[4]
Quali tecniche possono essere utilizzate
I nomi seguenti descrivono famiglie di tecniche. Non sono un menu dal quale il paziente debba scegliere da solo e non sono intercambiabili. Il piano può combinarne più di una, in base alla forma del difetto e al risultato da ottenere.
1. Rigenerazione ossea guidata con membrana
Nella GBR il chirurgo crea uno spazio nella zona da ricostruire, vi colloca quando necessario un materiale da innesto e lo protegge con una membrana. La membrana può riassorbirsi durante la guarigione oppure essere rimossa in un secondo momento. In alcuni difetti più estesi può essere rinforzata o associata a una griglia per evitare che i tessuti comprimano lo spazio.
Le revisioni sistematiche indicano che la GBR può aumentare l’osso e consentire l’inserimento di impianti in creste ridotte. Le prove sono più solide per alcuni aumenti laterali rispetto alle ricostruzioni verticali estese. Gli studi differiscono per materiali, membrane, misure e durata del controllo: per questo una buona percentuale media non equivale a una garanzia per il singolo paziente.[2-5]
2. Materiale particolato e osso del paziente
Il materiale particolato è composto da piccoli granuli. Può derivare dal paziente, da donatori umani, da origine animale oppure essere sintetico. Questi materiali non sono tutti uguali: alcuni vengono sostituiti più rapidamente dall’osso del paziente, altri mantengono più a lungo il volume. Spesso funzionano come un’impalcatura nella quale può crescere nuovo osso.
L’osso autologo, cioè prelevato dallo stesso paziente, ha caratteristiche biologiche utili ma richiede un secondo punto chirurgico e può aumentare dolore, gonfiore o altri problemi nel sito del prelievo. Una revisione sugli aumenti orizzontali con materiale di origine animale ha riportato risultati favorevoli, ma gli studi erano eterogenei; un piccolo studio randomizzato non ha dimostrato che aggiungere sempre un blocco di osso autologo al materiale particolato migliori il risultato.[6,7] Queste osservazioni non permettono di proclamare un materiale migliore in ogni situazione.
3. Innesti a blocco
Quando occorre ricostruire una forma più definita, il chirurgo può utilizzare un blocco osseo fissato alla zona da aumentare. Il blocco può provenire dal paziente o da altre fonti, secondo indicazione e normativa. È una procedura diversa dalla GBR con soli granuli e richiede un’attenta gestione dei tessuti molli. Le revisioni riportano aumenti di volume e buona sopravvivenza degli impianti, ma anche aperture della ferita, esposizione o perdita parziale del blocco; i confronti diretti tra materiali sono ancora limitati.[14]
4. Griglie o membrane rinforzate
Nei difetti che richiedono di mantenere uno spazio più ampio possono essere usate griglie in titanio o membrane rinforzate. Il loro compito è proteggere la forma progettata durante la guarigione. Possono richiedere una seconda chirurgia per la rimozione e l’esposizione attraverso la gengiva è una complicanza nota. La letteratura sulle modalità migliori per gestire un’esposizione è ancora incompleta.[12]
5. Espansione della cresta e altre procedure
In alcune creste sottili può essere possibile separare o espandere con prudenza le pareti ossee per creare spazio per l’impianto. In altre sedi possono essere indicati un rialzo del seno mascellare o tecniche ricostruttive differenti. Queste procedure rispondono a problemi anatomici specifici e meritano valutazioni dedicate: chiamarle tutte semplicemente «rigenerazione» può confondere il paziente.
Impianto e rigenerazione: insieme o in due momenti?
Se l’osso presente permette di inserire l’impianto nella posizione progettata e di ottenere una buona stabilità iniziale, la rigenerazione può talvolta essere eseguita nello stesso intervento. Questa scelta può ridurre il numero di operazioni, ma non è adatta quando il difetto è troppo esteso o quando non si riesce a proteggere in modo affidabile l’area.[3,9]
Quando la stabilità non sarebbe sufficiente, oppure la ricostruzione deve creare prima un volume importante, si procede spesso in due fasi: prima la rigenerazione, poi, dopo la maturazione, l’inserimento dell’impianto. Separare le fasi allunga il percorso, ma in alcuni casi rende il trattamento più controllabile. La decisione non dovrebbe essere guidata dal desiderio di fare tutto più in fretta, bensì dalla prevedibilità biologica e protesica.
Quanto tempo occorre
Non esiste un tempo identico per ogni rigenerazione. Il gonfiore e il fastidio dei primi giorni sono una cosa; la maturazione dell’osso è un processo molto più lungo. Per molti aumenti localizzati il controllo chirurgico o radiologico che precede la fase successiva viene programmato dopo circa quattro-sei mesi. Nelle ricostruzioni più grandi o verticali può essere necessario attendere circa sei-nove mesi, talvolta di più.
TEMPI INDICATIVI, NON UNA PROMESSA Le fasce di quattro-sei e sei-nove mesi descrivono un orientamento clinico frequente, non una regola valida per tutti. Tecnica, estensione del difetto, materiale, sede, stabilità della ferita, salute generale e risposta individuale possono modificare il calendario. La decisione di procedere si prende dopo i controlli, non soltanto perché è trascorso un certo numero di mesi. |
Le revisioni mostrano infatti intervalli di guarigione e metodi di valutazione differenti. Anche quando l’impianto viene inserito insieme alla rigenerazione, il fatto che sia presente non significa che possa essere caricato subito con una protesi definitiva. Il momento della protesi dipende da stabilità, tipo di riabilitazione, forze previste e andamento della guarigione.[2-4]
Dolore, gonfiore e recupero
Durante l’intervento l’anestesia locale serve a controllare il dolore; in situazioni selezionate può essere valutata anche una sedazione. Dopo la chirurgia sono possibili gonfiore, fastidio, piccoli sanguinamenti, lividi e difficoltà temporanea a masticare nella zona. Intensità e durata dipendono dall’estensione dell’intervento, dall’eventuale punto di prelievo e dalla risposta personale.
Non è corretto promettere una rigenerazione «senza dolore». È corretto spiegare prima quale decorso è ragionevole attendersi, quali farmaci verranno prescritti e quali segnali richiedono un contatto rapido con il centro. Il paziente non deve modificare terapie, iniziare antibiotici o sospendere farmaci di propria iniziativa.
Quali complicanze sono possibili
Come ogni intervento, anche la rigenerazione può avere complicanze. Tra quelle descritte vi sono apertura della ferita, esposizione della membrana o della griglia, infezione, sanguinamento, perdita di parte del materiale, riduzione del volume ottenuto e necessità di un secondo intervento. Se viene prelevato osso dal paziente, possono esserci disturbi anche nella zona del prelievo.
L’esposizione della membrana non ha sempre la stessa conseguenza, ma una metanalisi ha associato l’esposizione a un risultato rigenerativo meno favorevole.[8] La gestione dipende dal tipo di membrana, dalla dimensione dell’apertura, dalla presenza di infezione e dal momento in cui compare; una revisione del 2022 sottolinea che le prove sulle strategie di trattamento sono ancora limitate.[12] Per questo i controlli programmati e il contatto precoce in caso di problemi sono parte della cura.
QUANDO CONTATTARE IL CENTRO Dopo l’intervento occorre seguire le istruzioni ricevute e contattare il team se il dolore aumenta invece di ridursi, compare febbre, il gonfiore peggiora dopo i primi giorni, il sanguinamento non si controlla, la ferita si apre oppure si vede una membrana o una griglia. Le indicazioni personali del chirurgo hanno sempre la precedenza su informazioni generiche online. |
Quali fattori possono influenzare la guarigione
Igiene insufficiente, infezioni non controllate, pressione di una protesi provvisoria sulla ferita e mancato rispetto dei controlli possono ostacolare la guarigione. Anche salute generale e farmaci devono essere valutati prima: non per escludere automaticamente il paziente, ma per stimare rischi, adattare il percorso e coordinarsi con il medico curante quando serve.
Il fumo è un fattore modificabile importante. Una grande revisione sistematica ha rilevato un’associazione tra fumo, maggiore rischio di perdita implantare e maggiore perdita di osso attorno agli impianti.[13] Questo non dimostra che ogni rigenerazione in un fumatore fallirà, ma giustifica una discussione trasparente sul rischio e un supporto concreto per smettere. Non si deve trasformare l’associazione statistica in una previsione certa per il singolo paziente.
IL PUNTO CLINICO DEL DOTT. PAOLO CIANCIO La rigenerazione non si decide osservando soltanto quanto osso manca. Prima si progetta il dente o la protesi, poi si valuta se l’osso presente permette di realizzare quel progetto in modo stabile e pulibile. Se serve ricostruire, la tecnica più adatta è quella proporzionata al difetto e alle condizioni del paziente, non necessariamente quella più complessa. |
Che cosa può e non può garantire la rigenerazione
La letteratura sostiene l’utilità di diverse procedure di aumento osseo, soprattutto in indicazioni ben selezionate. Non dimostra però che una singola tecnica o un singolo materiale sia superiore in ogni situazione. Le revisioni includono studi con difetti, operatori, materiali e tempi di controllo differenti; alcune analisi si basano su pochi pazienti o studi con rischio di errore sistematico.[2-7,14]
La sopravvivenza dell’impianto inserito in una zona rigenerata non coincide con la perfetta ricostruzione dell’osso e non equivale a una garanzia a vita. Il risultato dipende anche da protesi, igiene, fumo, malattie gengivali, controlli e manutenzione. L’evidenza scientifica orienta le scelte; l’esperienza clinica aiuta a eseguirle e gestirne i problemi; le preferenze informate del paziente completano la decisione. Sono tre elementi diversi e devono restare riconoscibili.
Domande frequenti sull'implantologia
La rigenerazione ossea è sempre necessaria se ho poco osso?
No. Dipende dalla sede del difetto e dalla posizione richiesta per il futuro dente. In alcuni casi l’osso presente è sufficiente; in altri si possono valutare impianti corti o un progetto diverso. La ricostruzione serve quando offre un beneficio concreto rispetto alle alternative.[5,11]
Si può mettere l’impianto nello stesso giorno?
A volte sì, se l’osso residuo consente una buona stabilità iniziale e la zona rigenerata può essere protetta. Nei difetti più estesi può essere più prudente rigenerare prima e inserire l’impianto dopo la guarigione.[3,9]
Il materiale innestato diventa tutto osso mio?
Non sempre e non nello stesso modo. Alcuni materiali vengono riassorbiti e sostituiti più rapidamente, altri possono rimanere in parte nel tempo mentre il nuovo osso cresce intorno. Per questo origine e comportamento del materiale devono essere spiegati prima del consenso.
È meglio usare il mio osso?
L’osso del paziente ha proprietà biologiche utili, ma richiede un prelievo e può aumentare il disagio. In molte situazioni si usano sostituti o combinazioni. Le prove non indicano un materiale migliore per ogni difetto.[5-7,14]
Quanto dura il gonfiore?
Varia con l’estensione dell’intervento e con la persona. In genere il gonfiore compare nei primi giorni e poi si riduce; il chirurgo deve spiegare il decorso previsto per quella procedura. Se aumenta invece di migliorare o si associa a febbre, dolore crescente o apertura della ferita, contatta il centro.
Dopo quanti mesi si può mettere l’impianto?
Per molti aumenti localizzati si valuta la fase successiva dopo circa quattro-sei mesi; per ricostruzioni più estese possono servire sei-nove mesi o più. Sono fasce indicative: si procede solo quando visita e controlli mostrano condizioni adeguate.
Se si espone la membrana, la rigenerazione è fallita?
Non necessariamente, ma l’esposizione può ridurre il risultato e aumentare il rischio di problemi. Contatta subito il chirurgo: la gestione cambia in base al materiale, alla dimensione dell’esposizione e alla presenza di infezione.[8,12]
La rigenerazione ossea è senza dolore?
L’anestesia controlla il dolore durante l’intervento. Nel periodo successivo sono possibili fastidio e gonfiore, che vanno gestiti con le indicazioni e i farmaci prescritti. Promettere assenza assoluta di dolore non è corretto.
Posso fumare durante la guarigione?
Il fumo è associato a esiti implantari meno favorevoli e può interferire con la guarigione. Parla prima dell’intervento con il team per ricevere indicazioni e supporto: non aspettare il giorno della chirurgia.[13]
Conclusione
La rigenerazione ossea può rendere possibile un impianto ben posizionato quando il volume presente non è adeguato, ma non è automatica e non è priva di limiti. La scelta richiede diagnosi, progetto protesico, valutazione dei rischi e confronto con alternative meno invasive. Capire quale difetto esiste, perché viene proposta una tecnica, quanti passaggi sono previsti e quali complicanze possono verificarsi permette al paziente di decidere in modo più consapevole.
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